WWF a fianco dell'impegno della DMO

WWF a fianco dell’impegno della DMO

Le aziende di Federdistribuzione prestano un’elevata attenzione alle problematiche ambientali, come esposto nel presente Bilancio. Da questo punto di vista WWF è un partner prezioso e già collabora in Italia con alcune aziende del retail. La testimonianza di WWF, di seguito riportata, presenta un quadro di esperienze anche internazionali con aziende della Distribuzione Moderna Organizzata, che potrebbero servire come stimoli e spunti per nuove e future campagne del settore finalizzate a promuovere la sostenibilità ambientale.partner-della-sostenibilita

WWF A FIANCO DELL’IMPEGNO DELLA DMO

Il settore retail come pivot per la sostenibilità

Il WWF collabora da anni con il mondo delle imprese, consapevole che il settore privato rappresenta un interlocutore chiave per “arginare il degrado dei sistemi naturali e costruire un futuro in cui l’uomo possa convivere in armonia con la Natura”.[1]

In quest’ottica, riteniamo che il settore della DMO possa esercitare un ruolo strategico, ispirando la propria azione alla business sustainability, anticipando le normative ambientali, rispondendo alle richieste di stakeholders e consumatori.
I retailers sono, infatti, attori chiave in grado di influenzare decisioni e comportamenti di istituzioni e cittadini (anche grazie alla relazione diretta con i consumatori e alla capillare presenza sul territorio), trasformare i mercati orientando fornitori e clienti verso prodotti a minor impatto, contribuire al sostegno di progetti swwf-logotrategici di conservazione. L’integrazione del valore ambientale nelle strategie di business dei grandi retailers ha un’influenza maggiore sul miglioramento delle performance dei fornitori che potenzialmente qualsiasi altro fattore (pensiamo solo alla valutazione dei fornitori dal punto di vista socio-ambientale e allo sviluppo di private labels “green”), con potenzialità enormi in termini di sostenibilità.

Le iniziative differiscono naturalmente a seconda della tipologia di retailer, ma i drivers che spingono le imprese ad impegnarsi sui temi ambientali sono gli stessi: riduzione dei costi ed efficientamento, rafforzamento della reputazione, risposta alla pressione normativa, di media e NGO, mitigazione dei rischi ambientali (es. scarsità idrica).

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Per ridurre gli sprechi

Lo spreco alimentare non è solo un problema di alimenti: per produrre tutto il cibo che sprechiamo, ogni anno in Italia buttiamo 1.226 milioni di metri cubi di acqua, 24,5 milioni di tonnellate di CO2 e il 36% dell’azoto da fertilizzanti.[2] La responsabi- lità è dei consumatori, ma anche di un sistema produttivo che spesso perde risorse lungo la filiera. Questi i temi discussi nell’evento WWF “Ridurre lo spreco alimentare: una ricetta per salvare il pianeta”, organizzato per la Giornata Mondiale dell’Alimenta- zione, cui ha partecipato anche Federdistribuzione per testimoniare l’impegno della GDO nella lotta allo spreco alimentare.

In questa occasione WWF ha lanciato alcune iniziative antispreco, realizzate in collaborazione con imprese del settore retail: dalle eco-vaschette antispreco per l’asporto del cibo avanzato, utilizzate in tutti i ristoranti dei punti vendita IKEA, alle iniziative di Auchan e Simply che, impegnate nella vendita di prodotti sfusi (con un risparmio nel 2012 di 4 milioni di confezioni) e il recupero di prodotti prossimi alla scadenza (donando ogni anno oltre 500 tonnellate di generi alimentari), si preparano a nuove iniziative anti-spreco da realizzare insieme ai consumatori.

Per un approvvigionamento responsabile delle commodities

Anche se i retailers non hanno una responsabilità diretta sui metodi di coltivazione, possono contribuire a migliorare le filiere di approvvigionamento globali, introducendo standard di sostenibilità sui prodotti, analizzando i rischi nella catena di fornitura delle principali “commodities” e aderendo a certificazioni riconosciute internazionalmente come FSC – Forest Stewardship Council, MSC – Marine Stewardship Council, e RSPO – Roundtable on Sustainable Palm Oil.

In Germania ad esempio, WWF e Edeka hanno avviato una collaborazione per migliorare la sostenibilità dell’approvvigionamento di risorse naturali (ittico, legno e carta, olio di palma e soia). In particolare, Edeka si è impegnata ad approvvigionarsi, per i propri prodotti a marchio, del 100% di risorse ittiche da fonti sostenibili e certificate MSC entro il 2015, supportando inoltre progetti di tutela di aree marine e di pesca sostenibile nell’area del Pacifico.

Per la riduzione delle emissioni climalteranti

Le attività del settore retail hanno un significativo impatto diretto e indiretto sul climate change.
Oggi numerose aziende hanno obiettivi e programmi di riduzione delle emissioni dirette (operations negli stores e nei centri di distribuzione), che si focalizzano sull’implementazione di misure per l’efficienza energetica e i trasporti e garantiscono un importante risparmio economico. Altre aziende hanno sviluppato programmi innovativi estendendo i loro target anche alla supply chain e analizzando la carbon footprint di prodotto, stimolando i fornitori ad adottare misure di efficientamento, suggerendo ai consumatori come risparmiare energia, incrementando il numero di prodotti energy efficiency nella loro offerta.

Una testimonianza è data dalla catena statunitense Supervalu, che ha aderito al pro- gramma WWF Climate Savers impegnandosi a ridurre volontariamente le emissioni di CO2 del 10% entro il 2012. Le misure di efficientamento di sistemi di refrigera- zione, illuminazione, condizionamento (HVAC) e l’installazione di avanzati sistemi di controllo hanno permesso di tagliare i consumi energetici del 2,5% l’anno.

Per la riduzione dell’impronta idrica

Anche i principi della buona gestione e tutela delle risorse idriche possono essere integrati dal settore retail nella propria business activity, riducendo gli impatti della propria impronta idrica.

In questo ambito, WWF e H&M hanno lanciato una innovativa collaborazione che, partendo dall’analisi della gestione delle risorse idriche dell’intera catena di valore (dalla coltivazione delle fibre ai processi produttivi), ha permesso di definire una nuova water strategy per il Gruppo volta a un utilizzo più responsabile dell’acqua (es. mappatura del rischio idrico di 500 fornitori, migliore efficienza idrica negli stabilimenti).

Per un packaging sostenibile

Il tema del packaging è strategico da un punto di vista di riduzione degli impatti ambientali: carta, plastica, vetro, alluminio, sono componenti prodotte utilizzando risorse naturali e diventano spesso un rifiuto anziché essere riciclate. WWF invita i retailers a verificare gli impatti del proprio packaging, a ridurre i materiali utilizzati, a usare quando possibile pack riciclato o materie prime provenienti da fonti sostenibili, come i materiali certificati FSC. Altri elementi di sostenibilità riguardano l’eliminazione di materiali sintetici come PVC e la scelta di pack facilmente riciclabili.

Grazie all’impegno di Federdistribuzione sui temi ambientali, proseguirà il positivo confronto e la collaborazione con WWF su importanti iniziative di sostenibilità, dall’approvvigionamento responsabile delle risorse alla sensibilizzazione e attivazione di clienti e consumatori.

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[1] dalla Mission di WWF International

[2] rapporto WWF “Quanta natura sprechiamo”