Creare valore aggiunto

Creare valore aggiunto

Dall’analisi dei bilanci[1] emerge che nel 2013 il fatturato complessivo delle imprese della DMO, alimentari e non alimentari, è stato prossimo ai 111 miliardi di euro (al netto dell’IVA).

Lo schema del Valore Aggiunto, che esprime la ricchezza generata dalle imprese del settore nella loro attività, è rappresentato nella tabella seguente. Si misura tramite la differenza tra ricavi ottenuti, costi esterni (relativi all’acquisizione dei fattori produttivi dai fornitori), componenti finanziarie/straordinarie e ammortamenti (rappresentazione figurativa della remunerazione degli investimenti).

 

Tab. 1.4 – Valore Aggiunto generato dalla DMO (migliaia di €)

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Per analizzare la distribuzione del Valore Aggiunto si è preso in considerazione il Valore Aggiunto caratteristico, al cui interno sono compresi anche gli ammortamenti.

Il 71,6% del Valore Aggiunto è destinato alla remunerazione del personale. È un valore elevato, che viene reimmesso nel circuito dei consumi. Il 21,5% è rappresentato dagli ammortamenti e circa il 3% è la remunerazione del capitale di credito. Il 4,9% è la componente legata al pagamento delle tasse e la remunerazione degli azionisti risulta negativa per il -0,9%.

Emerge il quadro di un settore labour intensive, che ancora realizza investimenti e che ha indicatori di redditività estremamente contenuti o adirittura negativi, come è il caso del 2013.

Tab. 1.5 – Distribuzione del Valore Aggiunto caratteristico generato dalla DMO[2]

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Fig. 1.5 – Distribuzione del Valore Aggiunto caratteristico generato dalla DMO[2]

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[1][2]Elaborazioni Federdistribuzione su analisi bilanci di TradeLab